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DOSSIER: LA LEISHMANIOSI

martedì 16 dicembre 2008

Il vettore trasmettitore è un insetto, il Phlebotomus perniciosus, all'interno del quale i protozoi si moltiplicano, trasformandosi in organismi infettivi.

Specie e Distribuzione

L'identificazione delle diverse specie di Leishmania è molto difficile dal punto di vista morfologico, ma l'utilizzo di varie tecniche di laboratorio ne ha permesso la descrizione di oltre 18 specie e sottospecie. Le due specie responsabili della leishmaniosi canina sono la Leishmania infantum, presente nel Medio Oriente e soprattutto nel bacino del Mediterraneo (in Italia, la zona più colpita è il Sanremese) e la Leishmania chagasi, caratteristica delle Americhe. Tuttavia, esistono anche altre specie di Leishmania, diffuse sia nel Vecchio che nel Nuovo Mondo, che possono provocare lesioni cutanee e/o mucocutanea nel cane, senza però coinvolgimento viscerale.

Ciclo Biologico

Ogni protozoo può presentarsi in due forme diverse: una cellulare, priva di movimento e detta «Amastigote», ed una forma mobile, libera, dotata di un lungo flagello anteriore e chiamata «Promastigote». Le forme amastigoti si localizzano nel sangue di un cane infetto, all'interno di alcune cellule dell'apparato immunitario, i macrofagi. Quando il flebotomo, durante il suo pasto ematico, punge il cane infetto, preleva dal sangue anche queste forme amastigoti, le quali raggiungono il suo intestino e si trasformano nella forma mobile. Indi, risalgono tutto il canale alimentare dell'insetto, andando a localizzarsi nelle ghiandole salivari. Qui aspettano che il flebotomo punga un altro cane, in modo da penetrarvi e localizzarsi nuovamente nei macrofagi, per tornare ad essere amastigoti. Una volta penetrati nei macrofagi, gli amastigoti si replicano per scissione binaria, aumentando notevolmente di numero, tanto da causare la lisi dei macrofagi, che non riescono più a contenerli. Una volta liberi nel sangue, gli amastigoti possono essere nuovamente catturati dai macrofagi, e quindi continuare a replicarsi, oppure, nel caso in cui il flebotomo punga il cane, continuare il proprio ciclo biologico nell'ospite vettore.

Segni Clinici

La sintomatologia della leishmaniosi canina è estremamente variabile e può comprendere soprattutto depressione della funzionalità dei linfonodi periferici (che in casi cronici possono apparire normali), lesioni cutanee, lesioni oculari (congiuntivite cronica) ed anoressia. Più raramente, invece, sono stati osservati anche malattie immunitarie, aumento dell'appetito con dimagrimento, febbre, insufficienza renale, disturbi di deambulazione e debolezza generale.
Sebbene l'animale colpito in genere presenti una combinazione di più segni clinici, è possibile osservare anche un solo sintomo. Il cane spesso presenta mantello opaco, debilitazione e condizioni generali precarie. La febbre è stata segnalata in casi di infezioni parassitarie concomitanti o batteriche secondarie. L'atrofia muscolare, soprattutto nei muscoli facciali e temporali, è relativamente comune nei casi infetti da Leishmania e conferisce il tipico aspetto di «Cane Vecchio». I segni cutanei (dermatiti) sono tra i più importanti della malattia: vengono descritti diversi tipi di lesioni, macro e microscopiche. Malattie immunitarie si riscontrano in cani sottoposti a terapie anti-Leishmania e, infine, sono stati segnalati anche casi di poliartrite con zoppia intermittente e migratoria.

Diagnosi

La diagnosi della leishmaniosi canina può essere difficile dato il quadro clinico polimorfo, non patognomonico. Inoltre, non esiste ancora nessuna prova diagnostica che abbia una sensitività o specificità del 100%. Fra le alterazioni clinico-patologiche, le più significative sono quelle riguardanti il proteinogramma, con un incremento generale delle proteine totali. Questo parametro si può considerare un punto cardinale per un forte sospetto di leishmaniosi, cui si possono associare tre categorie di prove diagnostiche, ormai utilizzate di routine per la diagnosi vera e propria. In primis, i metodi parassitologici, con dimostrazione diretta della presenza del parassita nell'organismo animale, poi i metodi sierologici, che evidenziano la presenza nel sangue di anticorpi anti-Leishmania e, infine, i metodi molecolari, basati sullo studio del DNA di Leishmania.

Terapia

Non esiste ancora un protocollo terapeutico che sia efficace, sicuro, economico e facile da somministrare. Tuttavia, tramite l'applicazione di corretti protocolli terapeutici, è possibile controllare i segni clinici dell'infezione per periodi anche prolungati e, in taluni casi, raggiungere la guarigione clinica. Attualmente, quattro farmaci vengono impiegati nella terapia di Leishmania: gli antimoniali pentavalenti, l'aminosidina, l'allopurinolo e l'amfoteracina B.

Profilassi

Non esiste un vaccino nei confronti di Leishmania e l'efficacia della somministrazione di farmaci anti-Leishmania in cani sani a scopo preventivo non è stata dimostrata. Per tali ragioni, la profilassi si basa esclusivamente sul controllo della popolazione del vettore e sull'evitare il contatto fra quest'ultimo ed il cane. Il flebotomo è più attivo al tramonto e nelle prime ore del mattino, inoltre ama rifugiarsi nelle crepe dei muri, dove, periodicamente, è possibile applicare trappole e/o insetticidi. Infine, anche l'uso di sostanze repellenti direttamente sul cane o permettere a quest'ultimo di dormire in un ambiente chiuso durante la notte costituisce probabilmente uno dei metodi di prevenzione più semplici ed efficaci.
È importante ricordare che la presenza di cani infetti costituisce una fonte continua di infestazione, non solo per altri cani, ma anche per l'uomo. A tal proposito, alcuni autori suggeriscono l'abbattimento dei soggetti infestati, soprattutto se randagi, e in effetti, in alcuni paesi, tale soppressione è obbligatoria.

Leishmaniosi Umana

L'uomo rappresenta un ospite occasionale per questo parassita. La leishmaniosi viscerale colpisce soprattutto i bambini ed ha decorso invariabilmente fatale se non trattata. È caratterizzata da anemia, depressione del numero di globuli bianchi e piastrine, ingrandimento di fegato e milza. Il ruolo epidemiologico del cane nella leishmaniosi viscerale dell'uomo è stato approfondito negli ultimi anni. E' stato osservato che il perdurare di un numero elevato di casi di leishmaniosi canina nei paesi sviluppati non è accompagnato da un altrettanto alta frequenza di casi umani. Ciò è sicuramente dovuto al miglioramento delle condizioni sanitarie e nutrizionali della popolazione ed all'aumentata resistenza individuale alla malattia. Non a caso, infatti, spesso si riscontrano individui sani sieropositivi alla leishmaniosi.

Sempre più spesso si sente parlare di Leishmania: mega-cartelloni ce la illustrano sulle pareti degli ambulatori veterinari ed anche i proprietari di cani sembrano essere a conoscenza dell'esistenza di questa zoonosi. Ma cos'è una zoonosi? Come si sviluppa una leishmaniosi? E, soprattutto, in cosa consiste la sua grande pericolosità?
I protozoi del genere Leishmania sono parassiti unicellulari ed intracellulari di alcune cellule costituenti l'apparato immunitario del cane, dell'uomo e di numerosi animali selvatici (canidi e roditori). Sulla base di criteri classificativi usati in medicina umana, la leishmaniosi si presenta in tre forme cliniche: viscerale (nell'uomo nota come «Kala-azar»), cutanea e mucocutanea. Per quanto riguarda il cane, anche se il quadro clinico caratteristico ha portato nel passato a separare una forma cutanea da una forma viscerale, oggi entrambe sono considerate forme evolutive della medesima malattia, indicata col nome di Leishmaniosi Canina Generalizzata (Generalized canine leishmaniosis).
Il vettore trasmettitore è un insetto, il Phlebotomus perniciosus, all'interno del quale i protozoi si moltiplicano, trasformandosi in organismi infettivi. La leishmaniosi è una zoonosi molto importante, cioè una patologia parassitaria (parassitosi) che può essere trasmessa dagli animali all'uomo, ma non viceversa. Questa diventa un'affermazione importante se pensiamo al coinvolgimento che ne deriva con la sfera della sanità pubblica: significa che una zoonosi non è solo una «malattia» degna dell'attenzione di un veterinario, bensì un fenomeno che interessa anche la medicina umana e soprattutto le istituzioni che, a livello nazionale, si occupano della tutela e della profilassi della salute pubblica.

A cura della Dr.ssa Maurizia Pallante

FONTE: www.vet-in-time.it