Codice Fiscale: 97508700586


Il sindaco fa la guerra ai gatti

lunedì 24 agosto 2009

L’ordinanza di Schirato: «Vietato sfamare gli animali randagi»

Vita da cane recita il detto. A Portula non se la passano bene nemmeno i gatti. Vietato dar da mangiare ai felini randagi: è l’ultima ordinanza, datata 10 agosto, del sindaco Vanni Schirato.

Non si arrabbi il wwf: «Non ho assolutamente nulla contro gli animali» assicura il primo cittadino. «Ma nelle frazioni le colonie feline e i loro componenti sono aumentati a dismisura. Vogliamo contrastare l’abitudine di alcuni a sfamare artificialmente i gatti: è una questione di decoro e igiene».

Suolo pubblico o suolo privato cambia poco. Chi venisse sorpreso ad abbandonare cibo nel territorio di Portula incapperà in una sanzione amministrativa.

Cinquanta euro per la precisione, cento in caso di reiterazione: «Non possiamo intervenire in modo diverso» ammette Vanni Schirato. «I gatti si riproducono a macchia d’olio e più volte l’anno. Sterilizzarli costa parecchio. Spendiamo a dovere per occuparci dei cittadini, sborsare cifre così onerose per i gatti mi sembra davvero fuori luogo».

Senza dimenticare che nelle ultime settimane le lamentele dei residenti sono cresciute parecchio: «Nelle frazioni di Gila, Castagnea e Galfione il problema è serio: si trovano gatti ovunque, sporcano provocando inconvenienti igienici ed entrano nelle case. Dobbiamo assolutamente mettere un freno a questa situazione di disagio» prosegue il sindaco di Portula.

In altre parole la guerra ai gatti randagi è aperta. Ai vigili urbani il compito di far rispettare l’ordinanza: «Saremo intransigenti» assicura Schirato. «Lo facciamo per il bene della comunità: vogliamo un paese pulito».

FONTE: www.ilbiellese.it

Il caso si commenta da sè, chi volesse partecipare alla protesta in corso da parte di singoli cittadini e associazioni, può scrivere senza insulti e ingiurie a:

Clamidiosi felina

giovedì 20 agosto 2009

La clamidiosi è una malattia a carattere infettivo provocata da un batterio intracellulare obbligato, Gram negativo:

“
Chlamydophila felis”

(nuova denominazione di Chlamydia psittaci var. felis)

Chlamydia è primariamente un patogeno della congiuntiva oculare del gatto sebbene possa provocare sintomi respiratori per coinvolgimento delle vie aeree superiori spesso in co-infezioni con virus respiratori (complesso Herpesvirus, Calicivirus, Chlamydia).

Studi epidemiologici mostrano che il 5-10% dei gatti ha avuto una recente esposizione con questo microrganismo, isolato comunemente dalla congiuntiva. Il 50% dei gatti colpiti ha un’età minore di 6 mesi. Gli anticorpi non sembrano essere protettivi, quindi sono possibili infezioni ricorrenti in gatti adulti e l’eliminazione del patogeno nell’ambiente può continuare per 8 mesi e occasionalmente più a lungo. Anticorpi materni sembrano proteggere i gattini contro l’infezione per un periodo di circa 5-8 mesi dalla nascita.

Per l’instaurarsi dell’infezione è necessario il contatto diretto tra gatti tramite le secrezioni oculari infette oppure i microrganismi possono essere veicolati a livello della congiuntiva di animali suscettibili con lo starnuto. C. felis ha infatti un limitato periodo di sopravvivenza fuori dall’ospite (<24 style="font-weight: bold;">I segni clinici coinvolgono inizialmante un solo occhio per poi passare ad entrambi e sono caratterizzati da congiuntivite con scolo oculare sieroso poi mucopurulento, blefarospasmo e chemosi molto marcata nei casi più acuti. A volte è possibile febbre e inappetenza. Secondariamente si può sviluppare iperemia e follicolite congiuntivale cronica fino ad arrivare ad ulcerazione della cornea.

Spesso però la patologia è autolimitante e può risolversi senza trattamento.

Quando è presente un coinvolgimento dell’apparato respiratorio sono possibili un modico scolo nasale, starnuti, tosse fino ad una polmonite subclinica molto lieve che di solito viene rilevata solo istologicamente. C. felis, oltre alla localizzazione oculare, è stata anche isolata da altri epiteli e mucose, tra cui il polmone, il tratto gastrointestinale in cui non sembra avere un ruolo patogeno, e l’apparato riproduttivo in cui sembra invece portare ad infertilità nei gatti (insuccesso riproduttivo, aborto).

Il trattamento per via sistemica della clamidiosi offre maggiori garanzie di successo; è fondamentale però che tutti i gatti che vivono a contatto tra loro o in colonie siano trattati. Essendo un microrganismo intracellulare, con un ciclo vitale che attraversa varie fasi durante le quali si rivela diversamente sensibile all’azione degli antibiotici, il trattamento risulta essere di lunga durata.

Gli antibiotici di prima scelta sono le tetracicline: doxycyclina, ossitetraciclina.

Il trattamento deve essere effettuato fino a due settimane oltre lo scomparire di tutti i segni clinici e durare nel complesso almeno 4 settimane; spesso occorre ripeterlo a cicli per evitare la comparsa di recidive. La terapia antibiotica in gruppi di animali o in colonie è spesso onerosa e riesce solo a limitare l’impatto clinico della patologia, ma non riesce ad eradicarla. In ambienti a rischio di Clamidiosi dove i gatti vivono in condizioni di sovraffollamento (pensioni, allevamenti o esposizioni feline) è quindi consigliabile la profilassi vaccinale.

FONTE: Clinica Borgarello Blog

Cat-nappers: ladri di gatti in Cina

sabato 15 agosto 2009

In Cina "rubano" i gatti per venderli ai ristoranti.


Poche settimane fa, un gruppo di attivisti zoofili della provincia di Shanghai e' riuscito a liberare centinaia di gatti, che erano destinati a diventare piatti "prelibati" nei ristoranti del sud della Cina [1].

In un filmato on-line si puo' vedere un camioncino fermo in un cortile, carico di casse di bambu' alte si' e non una ventina di centimetri, letteralmente stipate di gatti. Si vedono alcune persone che cercano di rinfrescarli spruzzandogli addosso dell'acqua, i curiosi che osservano la scena, i poliziotti che discutono con gli attivisti. Non possiamo darvi conto dell'audio perche' e' in cinese e quindi ci accontentiamo delle didascalie e dei commenti trovati sull'argomento.

Dopo ore di trattativa con la polizia (e pare con il pagamento di un "riscatto" di circa 2000 dollari) finalmente le gabbie vengono trasbordate su un altro camion. I gatti sono poi stati liberati in colonie protette, o adottati o riconsegnati alle persone cui erano stati rubati.

Si', perche' si tratta di gatti "rubati". In Cina ci sono persone che vanno a catturare i gatti liberi, ma anche quelli che hanno una famiglia, non facendosi scrupolo di prendere anche quelli che hanno un collarino o un segno di riconoscimento, per ammassarli in queste minuscole gabbiette e spedirli poi in treno o in camion verso le province del sud, dove finiranno nei ristoranti, serviti come un antico piatto tradizionale.

Questi ladri di gatti riescono a catturare 40-50 gatti in un giorno, che tengono poi segregati in queste gabbiette di bambu' preoccupandosi solo di farne arrivare vivi a destinazione il maggior numero possibile e incassare i 7-8 dollari che vengono loro pagati dai ristoranti.

Queste persone che vanno a caccia di gatti non sono perseguibili perche' in Cina non esistono al momento leggi che proteggono questi animali ne' che ne riconoscono la proprieta' (e quindi il furto). E' allo studio un progetto di legge [2] che si spera venga approvato in tempi brevi e che, tra le altre cose, ponga fine a questo vergognoso commercio. Come fanno notare alcuni attivisti, non bisogna pero' sottovalutare il rischio che alla cattura dei randagi e dei gatti di casa si sostituiscano gli allevamenti, come peraltro e' gia' successo con i cani [3].

L'episodio rappresentato nel filmato non e' un caso isolato. La sensibilita' animalista, o almeno zoofila, si sta rapidamente sviluppando in Cina, anche grazie alla sempre piu' diffusa presenza di cani e gatti nelle case delle persone.

L'azione raccontata nel filmato ha portato al salvataggio di 800 gatti, altri 1000 hanno ritrovato la liberta' in un intervento analogo [4], ci sono raid di attivisti per liberare i gatti che vengono venduti nei mercati, le proteste contro i ristoranti che servono piatti a base di cane e gatto si stanno facendo sempre piu' frequenti e incisive.

Segnaliamo alcuni siti di associazione animaliste cinesi... con la traduzione in inglese :-)

Fonti:

[1] Telegraph.co.uk, Hundreds of cats rescued from being eaten in China, 29 giugno 2009
[2] AgireOra Network, Prima legge a tutela degli animali in Cina, 28 giugno 2009
[3] Telegraph.co.uk, Cat-nappers feed Cantonese taste for pet delicacy, 1 gennaio 2009
[4] Care2, 2000 Cats Just Rescued Near Shanghai!!!!!, 8 agosto 2009

Il Campidoglio per Fido: un numero verde contro gli abbandoni

martedì 4 agosto 2009

Agosto è un mese terribile per gli animali. Quelli domestici soprattutto. Ma non per il caldo, o comunque non solo: agosto è infatti il periodo in cui rischiano più di tutti di finire abbandonati in mezzo ad una strada. In Italia è una piaga che riguarda ben 750mila tra cani, gatti, uccellini, criceti, e tutti quegli animali definiti da «affezione». E se pensiamo che di questi oltre il 70% muore per denutrizione o per incidenti stradali, si comprende bene che dimensione abbia il fenomeno. Un fenomeno di inciviltà con un ampio risvolto sociale anche per gli esseri uomini però: ogni anno negli stessi incidenti stradali muoiono 200 persone.

Il Comune di Roma ha deciso di scendere in campo con la campagna «anti-abbandono», presentata ieri dall’assessore capitolino all’Ambiente, Fabio De Lillo, alla presenza di Simona Branchetti, giornalista del Tg5 e madrina della campagna; Federico Coccia, consulente tecnico dell’assessorato e Bruno Cignini, direttore dell’Uffico Tutela e Benessere degli Animali. L’iniziativa consta dell’attivazione di un numero verde (800088211, ma si può chiamare anche lo 060606) che inizialmente sarà operativo tutti i giorni dalle 10 alle 17 per poi allungare l’orario da settembre dalle 9 alle 21.

Un numero al quale chiedere ogni tipo di informazione: cosa fare in caso di smarrimento o ritrovamento di un animale; cosa fare se si viene morsi; come e dove rivolgersi per adottare un animale; dove e come trovare pensioni per animali; dog e cat sitter; allevamenti; scuole di educazion; veterinari e pronto soccorsi; ecc.. Insomma, uno «sportello sos» sempre pronto. E grazie alla collaborazione con alcune emittenti radiofoniche (Radio Dimensione Suono, Radio Dimensione Suono Due, Ram Power e Radio Radio) i cittadini potranno ascoltare degli spot che ricorderanno l’iniziativa in onda 14 volte al giorno.
La campagna «anti-abbandono» andrà avanti per tutto l’anno e «da settembre - ha tenuto a precisare l’assessore De Lillo - coinvolgeremo anche le scuole, gli animali saranno uno dei temi centrali del festival dell’ambiente. Inoltre, bisogna puntare a un ufficio adozioni all’interno del Bioparco, che con 600mila visitatori all’anno, è il terzo museo di Roma».
Un plauso all’iniziativa dell’amministrazione capitolina è arrivato dal presidente della Commissione Ambiente Andrea De Priamo (PdL). «Questa campagna - ha detto - prosegue la traccia in tema di tutela e benessere degli animali iniziata con l’approvazione della delibera comunale sulle botticelle. E del resto stiamo lavorando da tempo alla stesura di un nuovo modello di canile, modellato sull’idea di “parco canino“ dodato di strutture più adeguate a tutelare il benessere dell’animale nel periodo di permanenza nella struttura».
E a testimoniare la passione messa nell’iniziativa, il Comune capitolino ha deciso di dotarsi di una testimonial davvero d’eccezione: stiamo parlando di Giza, la cagnetta-eroe che lo scorso mese di luglio salvò da un incendio un’intera palazzina nei pressi del Pantheon. La vita che porta altra vita: la cagnetta, una meticcia di piccola taglia, venne trovata dai suoi anziani padroni sul ciglio di una strada, la adottorano subito ed ora lei li ha ripagati, abbaiando nel cuore della notte e portando fuori da sicura morte loro e tutto il vicinato. Il successo di Giza deve essere d’insegnamento e anche per questo il Comune sta già pensando alla seconda campagna che prenderà il via a Natale: adotta un animale.

FONTE: www.ilgiornale.it

Troppo sole fa male alla pelle…e non solo alla nostra

giovedì 30 luglio 2009

Sui danni che le radiazioni solari possono produrre alla nostra pelle siamo ormai tutti piuttosto ben informati; all’inizio di ogni estate telegiornali e trasmissioni di carattere medico ci ripetono cosa il sole può fare alla nostra pelle e come possiamo proteggerci. Forse però non tutti sanno che ciò che il sole fa alla nostra pelle può farlo anche alla pelle degli animali domestici; l’unica differenza risiede nel fatto che spesso gli animali hanno il pelo che li difende dai raggi UVA e UVB, mentre gli uomini, a parte forse qualche piccola eccezione, no.

Credo che sia evidente che le zone più sensibili ai danni solari sono quelle dove la pelle non è pigmentata (cioè rosa) e parzialmente o completamente priva di peli.

I gatti più frequentemente colpiti sono quelli a pelo bianco e cute rosa (sembra che i gatti bianchi con gli occhi azzurri siano i maggiormente sensibili), ma più in generale tutti quelli con la cute rosa; le zone più tipicamente coinvolte sono la punta delle orecchie, il naso e le palpebre.

Il discorso è molto simile per i cani: i cani più suscettibili sembrerebbero essere i bull terrier, i dalmata e i boxer albini, ma in generale sono a rischio tutti quelli con la cute rosa e il pelo rado. Le zone più sensibili sono il naso, ma anche la pancia e la parte interna delle cosce.
In entrambe le specie la presenza di ferite o cicatrici rappresenta un ulteriore fattore di rischio (perchè anche qui la pelle è rosa, giovane e non coperta da peli).

Il primo stadio delle cosiddette lesioni “attiniche” (cioè causate dalle radiazioni solari), è rappresentato dall’eritema: la pelle si arrossa, si formano delle piccole bollicine e la zona interessata tende a gonfiarsi leggermente. Laddove la pelle è sottile, come sulla punta delle orecchie, si possono notare i vasi sanguigni che si dilatano. Con il proseguire dell’esposizione le lesioni spesso tendono ad allargarsi e aggravarsi, quindi tendono a formarsi inizialmente delle piccole scagliette, poi le lesioni si “aprono” e si formano delle piccole ulcere superficiali.

La terapia consiste nel limitare più possibile l’esposizione dell’animale al sole e nell’utilizzare protezioni solari ad alto schermo (che semplicemente si spalmano sulle zone interessate). Se le ulcere sono estese (le zone dove la pelle si è “aperta”), può essere necessario associare un antibiotico per bocca.

Nei cani che hanno lesioni localizzate sulla pancia e sulle zampe, oltre ai danni superficiali già descritti, si possono formare anche delle lesioni più profonde, come noduli sottocutanei che nel tempo tendono ad aprirsi all’esterno e ad infettarsi.

Purtroppo anche negli animali, così come nell’uomo, i danni solari possono progredire, quindi con il passare del tempo la pelle può ispessirsi e apparire non liscia, ma a ”scaglie” o a “placche”; questo di solito rappresenta uno stato pre-canceroso che può evolvere in tempi variabili nella trasformazione in tumori maligni come carcinomi ed emangiosarcomi.

È ovvio che il primo consiglio che posso dare è di proteggere con cura gli animali dal sole. Chi ha un animale con la pelle rosa e/o con il pelo rado come quelli descritti precedentemente (e riportati nelle foto) dovrebbe evitargli l’esposizione al sole, soprattutto nelle ore più calde della giornata (proprio come ai bambini). Quando ciò non fosse possibile, sarebbe opportuno proteggere la pelle del nostro amico con protezioni solari (ne esistono di specifiche per animali, ma anche quelle nate per l’uso umano vanno bene). Nel caso in cui si inizino ad osservare i primi danni prodotti dal sole il divieto di esposizione nelle ore più calde della giornata dovrebbe diventare tassativo, così come l’obbligo di utilizzare dei prodotti solari; non vorrei fare del terrorismo, ma considerate che il vostro animale potrebbe già essere in una fase pre-tumorale.

Nel caso in cui la pelle non risulti “integra” si dovrebbe contattare il veterinario per valutare la necessità o meno di una terapia antibiotica. Qualora la progressione delle lesioni sia arrivata allo stadio di tumore (e in questo caso sarà il veterinario a stabilirlo ), l’unica terapia è quella chirurgica, con l’asportazione, quando possibile, delle zone interessate.

Considerata l’entità dei potenziali danni (tumori), considerato che non sempre i tumori (anche quelli causati dal sole) possono essere asportati (le orecchie al gatto si possono togliere, ma una lesione estesa, ad esempio sul naso, spesso non consente una completa asportazione chirurgica) e considerata la conoscenza dei fattori di rischio e delle possibili metodiche di prevenzione, il mio suggerimento è ovvio e banale: avete la conoscenza, avete le armi: lavorate sulla prevenzione!

FONTE: Veterinaria Giustiniana

Emobartonellosi: Anemia infettiva felina

martedì 28 luglio 2009

Il responsabile della malattia è il Mycoplasma haemofelis, un microorganismo parassita dei globuli rossi.

I gatti possono contrarre l’emobartonella:
  • Attraverso le pulci
  • Durante la gravidanza, per via transplacentare
  • Durante il parto per contatto di sangue dalla madre infetta al gattino
  • Durante l’allattamento
  • A causa di trasfusioni di sangue infetto
Non è ancora del tutto noto come avvenga la trasmissione della malattia da gatto a gatto. Le gatte clinicamente malate possono infettare i gattini ma non è stato determinato se latrasmissione avvenga in utero, durante il parto o attraverso l’allattamento. E’ stata ipotizzata la trasmissione attraverso il morso. I combattimenti e l’infestazione di pulci hanno un ruolo nella trasmissione dell’infezione.

Il tempo che intercorre fra l’inoculazione e la parassitemia è solitamente di 6-17 giorni.

I microorganismi si fissano alla superficie della membrana eritrocitaria ed inducono un danno strutturale, che abbrevia la vita dei globuli rossi e provoca la perdita di emoglobina. L’esposizione e l’alterazione degli antigeni associati alla membrana eritrocitaria determinano la produzione di autoanticorpi che rivestono gli eritrociti e possono dare inizio a un’emolisi. Gli anticorpi fissati alle membrane degli eritrociti possono causare l’agglutinazione, inibendo la circolazione dei globuli rossi attraverso la milza ed altri letti vascolari.
La maggior parte della perdita degli eritrociti è dovuta alla loro fagocitosi nella milza.

Segni e sintomi

L’anemia infettiva felina, causa anemia che si può accompagnare a febbre nei primi stadi della malattia. I segni clinici includono stanchezza, depressione, riduzione del’appetito, e pallore delle mucose , talvolta associati a perdita di peso o manifestazioni respiratorie. Tali segni clinici sono comuni a molte altre patologie che causano anemia e non specifici dell’emobartonellosi. Altri segni clinici possono essere aumento di volume della milza e dei linfonodi.

Le prime due o tre settimane dall'infezione sono asintomatiche: il gatto sta apparentemente bene. Alcuni gatti riescono a rimanere in questa fase per molto tempo, anche per tutta la vita: nonostante si siano infestati con Mycoplasma haemofelis non manifestano alcun problema. Sono per questo detti portatori sani. La maggior parte dei gatti però non rimane asintomatica e, presto o tardi, svilupperà la malattia. A volte è necessario un fattore stressante, come una malattia o un intervento chirurgico.

L'emobartonellosi inizia con una fase acuta caratterizzata da una grave anemia che può anche portare a morte il gatto. I parassiti infatti si legano alla membrana dei globuli rossi, danneggiandoli e rendendoli così soggetti all'azione della milza che li distrugge. Se l'animale non muore durante la fase acuta inizia la fase di guarigione nella quale i globuli rossi non vengono più alterati ed Mycoplasma haemofelis viene imprigionato nella milza, senza tuttavia venire eliminato del tutto. Nonostante il gatto cominci a stare meglio e l'anemia a risolversi, il parassita è quindi ancora presente e può rimanere anche per anni. Fattori stressanti possono quindi causare un calo delle difese immunitarie del micio e una conseguente ricomparsa della fase acuta della malattia.

I gatti a rischio sono quelli che possono uscire all’aperto, ma non sono fuori pericolo quelli che vivono esclusivamente in casa. La stagione più a rischio è la stagione calda, dove il numero di pulci è più elevato.

Diagnosi

Il primo passo sarà quindi quello di effettuare un esame del sangue (emocromocitometrico) che ci rivelerà con certezza la presenta di una grave anemia. Il volume dei globuli rossi rispetto a tutto il volume del sangue (ematocrito) appare molto diminuito: valori normali si aggirano attorno al 37%, ma in caso di anemia da emobartonellosi si può scendere addirittura sotto il 15% rendendo necessaria una trasfusione.

Il midollo rosso, deputato alla formazione di nuovi globuli rossi, cercherà quindi di compensare la grave anemia aumentando al massimo delle sue possibilità la formazione di nuovi globuli rossi. La situazione è talmente urgente che il midollo, per fare più in fretta, rilascerà nel sangue globuli rossi immaturi, i reticolociti. Nell'esame del sangue i reticolociti, normalmente assenti, o quasi, appariranno molto aumentati, segno che il midollo sta reagendo per cercare di compensare l'anemia.

Dall'esame del sangue possiamo quindi avere la certezza che il gatto ha una grave anemia rigenerativa, segnalata da:
  • basso ematocrito
  • alto numero di reticolociti
Tuttavia questo non è ancora sufficiente per avere una diagnosi, perchè l'emobartonellosi non è l'unica malattia che causa anemia rigenerativa. La diagnosi certa può quindi essere fatta in due modi:
  • Esame parassitologico diretto: consiste nel vedere le Mycoplasma haemofelis attaccate ai globuli rossi. La tecnica è molto semplice: si preleva una goccia di sangue, si striscia un vetrino, lo si colora e lo si guarda al microscopio. Tuttavia, anche se il gatto è infetto, non sempre si riesce a vedere il parassita al microscopio, perché la sua comparsa nel sangue è ciclica, non costante. Inoltre molti artefatti presenti nello striscio di sangue possono essere confusi con questi organismi.
  • PCR (polimerase chain reaction): è in assoluto il metodo più sicuro per diagnosticare l'emobartonellosi. Consiste nella ricerca del DNA del parassita nel sangue del micio, è quindi sufficiente un semplice prelievo di sangue. E' un'ottima tecnica che da risultati attendibili sia in caso di negativi, sia in caso di positivi.
Trattamento

Per trattare la FIA si utilizzano farmaci antibiotici. Il farmaco di elezione è la doxiciclina somministrata alla dose di 10 mg/Kg PO ogni 24 ore per tre-quattro settimane. Un altro farmaco che si può utilizzare è l’enrofloxacina alla dose di 10 mg/kg PO ogni 24 ore per periodi fino a 28 giorni. In associazione agli antibiotici si possono somministrare corticosteroidi, al fine di sopprimere la distruzione immunomediata dei globuli rossi alla dose di 1-4 mg/Kg/die per 1-2 settimane fino a che l’emolisi cessa. Per verificare l’efficacia del trattamento può essere utilizzata la tecnica della PCR.

Nei gatti in cui l’anemia è molto grave può essere necessaria la somministrazione di ossigeno e l’infusione endovenosa di liquidi. Allo stesso modo è importante fornire un trattamento di supporto, una corretta alimentazione e una reidratazione adeguata nel caso di animali disidratati.

Prevenzione

Dal momento che non sono del tutto chiari i meccanismi di trasmissione, è difficile stabilire le linee di prevenzione. E’ opportuno prevenire le infestazioni da pulci e limitare le aggressioni tra gatti.

A cura della dott.ssa Daniela Ferrari

FONTE: Clinica Borgarello Blog

Iniziativa "IO L'HO VISTO"

mercoledì 15 luglio 2009

Riparte l’iniziativa lanciata da ProntoFido.it per aiutare gli animali abbandonati nelle autostrade delle vacanze:

ISTRUZIONI PER L'USO

memorizza subito nella tua rubrica il numero:
334 105 10 30

Se vedi un animale abbandonato in autostrada, SOLO IN AUTOSTRADA, fermati alla prima area di sosta ed INVIA un SMS con i seguenti dati necessari per il ritrovamento:
  • ORA DELL'AVVISTAMENTO
  • LOCALITÀ E PROVINCIA
  • AUTOSTRADA E DIREZIONE DI MARCIA
I messaggi saranno pubblicati automaticamente sul nostro sito e da lì inoltrati subito alla sede più vicina della POLIZIA STRADALE che attiverà le necessarie operazioni di emergenza ed interesserà le strutture preposte al recupero del cane.

Maggiori dettagli saranno inviati dagli automobilisti più facile sarà intervenire e salvare gli animali!

ATTENZIONE: Non perdere mai l'attenzione alla guida!

Chiedi di inviare il messaggio a uno dei tuoi passeggeri; oppure, se sei in auto da solo, fermati alla prima area di sosta prima di inviare l'sms.

Se anche tu vuoi diventare volontario delle ronde antiabbandono scrivi una mail con i tuoi dati a: leronde@prontofido.net e sarai uno dei nostri.