Codice Fiscale: 97508700586


FIV e FeLV

domenica 5 aprile 2009

FIV è l’acronimo anglosassone per Feline Immunodeficiency Virus, un virus felino specie-specifico, analogo all’HIV umano.

Come nel caso dell’HIV in umana, il FIV non produce di solito direttamente una malattia, ma tende a ridurre le difese immunitarie del gatto colpito (“ospite”), così da renderlo più suscettibile di infezioni croniche oppure di alcuni tipi di tumori.

Andiamo però per ordine: il virus si trasmette unicamente da gatto a gatto e principalmente attraverso le ferite da morso, (quindi sono maggiormente soggetti al pericolo del contagio i gatti maschi interi -cioè non castrati- che combattono per il controllo del territorio). Altre vie di contagio, come il leccamento reciproco, lo scambio di ciotole, il passaggio transplacentare tra mamma infetta e feti, i rapporti sessuali, sono vie possibili ma meno frequenti.

Una volta che il virus è penetrato nell’organismo del suo “ospite”, l’infezione decorre attraverso diversi stadi, non sempre ben distinguibili tra loro.
Inizialmente si ha una prima fase “acuta” in cui si hanno segni clinici variabili come forma e intensità (tanto che purtroppo possono passare del tutto inosservati da parte dei proprietari): si possono avere febbre, diarrea, congiuntivite, e aumento di volume dei linfonodi. Spesso gli animali colpiti presentano alterazioni degli esami del sangue, come anemia e leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi), che però, pur essendo compatibili con la FIV, non sono specifiche di questa infezione e possono pertanto rappresentare unicamente un campanello d’allarme. In alcuni animali l’aumento di volume dei linfonodi può essere particolarmente importante e durare per alcuni mesi.
Dopo questa prima fase la gran parte degli animali entra in un periodo di “latenza”, cioè di infezione in assenza di sintomi identificabili. In questa fase, che può durare anche diversi anni, il virus è presente all’interno dell’organismo del suo “ospite”, ma le alterazioni riscontrabili sono scarse o nulle. Di solito anche gli esami del sangue sono normali; possono eventualmente essere presenti sono una lieve leucopenia e un aumento delle proteine del sangue, in particolare della frazione delle gamma-globuline (valutabile tramite un tracciato elettroforetico). Anche in questo caso però tali alterazioni non sono specifiche per il FIV e quindi possono solo mettere in allerta il veterinario sul potenziale pericolo.
La durata del periodo di latenza dipende da molti fattori, tra cui l’età del gatto al momento del contagio ( gattini più giovani tendono purtroppo ad avere un periodo di latenza più breve) e il tipo di vita che il gatto stesso conduce, con particolare riferimento alla sua esposizione ad altre malattie infettive ( lo stimolo indotto da altre infezioni sul sistema immunitario può rendere più breve la fase di latenza).

La fase avanzata dell’infezione, la FAIDS (Feline Acquired Immunodeficiency Syndrome) è caratterizzata da frequenti infezioni croniche. In particolare vengono riscontrate con maggiore frequenza stomatite/gengivite/faucite ( un’infezione generalizzata delle gengive e della regione più caudale della bocca), anemia, leucopenia, insufficienza renale, sinusite e una serie di malattie infettive batteriche, virali e parassitarie che godono della diminuzione delle difese immunitarie del povero gatto.

Si rilevano spesso anche infiammazioni delle congiuntive e degli occhi (dalle congiuntive arrossate e infiammate, alla lacrimazione frequente , all’”opacamento” degli occhi).

La FAIDS rende inoltre i gatti più suscettibili allo sviluppo di tumori, soprattutto di natura linfoide (partono cioè dal tessuto linfoide normalmente presente nell’organismo). In particolare il linfoma alimentare (tumore che colpisce l’intestino e i cui sintomi possono essere inizialmente subdoli, ma che di solito a lungo andare causa grave diarrea e dimagrimento dell’animale) è riscontrato più frequentemente in gatti colpiti dalla FAIDS.

La diagnosi di FIV può essere fatta attraverso diversi esami del sangue. In particolare il metodo più diffuso ricerca gli anticorpi che il sistema immunitario del gatto ha prodotto nei confronti del virus.
Infatti dopo il contatto con il virus e la sua iniziale circolazione nell’organismo, il sistema immunitario dell’ospite prova a difendersi producendo anticorpi (difesa purtroppo inutile contro questo virus). Ci vogliono circa 2-4 settimane perché si verifichi la produzione di anticorpi ( e possono volerci fino ad 8 settimane perché questi anticorpi siano “visibili” ai test).
Il test che ricerca gli anticorpi può dare , anche se raramente, falsi risultati positivi, per cui può essere utile ritestare i gatti positivi. In particolare nei gattini piccoli che sono nati da mamme infette, può capitare che il test sia positivo perché il gattino ha nel sangue gli anticorpi passati dalla mamma con il latte, anche se lui non è entrato in contatto con il virus e non è infetto. In questo caso il test di conferma andrebbe ripetuto dopo che il gattino ha compiuto i 6 mesi di età.
Purtroppo sono possibili anche risultati falsi negativi, soprattutto in animali che sono nella fase acuta o iniziale dell’infezione. Quindi in quegli animali che hanno sintomi compatibili con la fase iniziale dell’infezione da FIV , ma in cui il test è risultato negativo, sarebbe utile un test di conferma a distanza di almeno 8 settimane.
Anche quando si raccoglie un gattino dalla strada senza conoscerne la storia, un iniziale test negativo andrebbe riconfermato dopo almeno 8 settimane; proprio perché se il gatto fosse entrato solo recentemente in contatto con il virus, potrebbe non aver ancora prodotto gli anticorpi evidenziabili dal test.

Per il FIV non c’è una cura specifica e attualmente non esiste in Italia un vaccino. Negli Stati Uniti è stato commercializzato un vaccino, ma sulla sua reale efficacia gli studi sono ancora in corso (non è infatti sicuro che copra tutti i sottotipi di virus esistenti e peraltro può indurre errori di interpretazione nei test per valutare lo stato FIV).

Come già detto, nei gatti FIV positivi (FIV + ) altre infezioni dovrebbero essere quanto più possibile evitate, proprio per non accelerare il decorso della malattia. I gatti infetti poi, anche quando clinicamente sani, dovrebbero essere portati dal veterinario almeno una volta all’anno, in modo che dalla visita e dagli esami del sangue sia possibile evidenziare qualsiasi altra malattia il più precocemente possibile. Qualsiasi anomalia che il proprietario noti dovrebbe essere riferita tempestivamente al proprio veterinario per lo stesso motivo.

I gatti che si ammalano non sono necessariamente spacciati, ma vanno trattati in maniera più “attenta”, per cui terapie antibiotiche o antimicotiche possono richiedere dosaggi più alti e per tempi più lunghi rispetto a quelle praticate su gatti FIV negativi.

La stomatite frequentemente rappresenta un grosso problema nei gatti FIV +, perché spesso molto dolorosa tanto da impedire agli animali di alimentarsi correttamente. Il più delle volte né la pulizia dei denti né le terapie antibiotiche sortiscono effetti positivi.
Una valida alternativa alle terapie prolungate a base di cortisonici (che sono la terapia applicata più frequentemente) può essere l’utilizzo dell’AZT , l’applicazione locale di lattoferrina bovina (difficile da trovare però) o la rimozione di tutti i denti (che di solito è ben tollerata dai gatti e risolve il problema a lungo termine, riconsentendogli di mangiare normalmente).
Nei casi in cui sia presente una grave anemia può essere utile il ricorso alla somministrazione di eritropoietina umana.

Purtroppo non esiste una terapia specifica per il FIV. Si può solo tentare di tenere sotto controllo l’infezione con l’utilizzo degli interferoni e dell’AZT.

Una raccomandazione ai proprietari: i gatti FIV + dovrebbero essere tenuti in casa per almeno due ragioni:

  • In primo luogo per ridurre la loro esposizione ad altre malattie infettive e provare in tal modo ad aumentare le loro aspettative di vita (animali contagiati da adulti, tenuti in un ambiente casalingo e sotto attento controllo da parte del proprietario e del veterinario, possono vivere anche dieci anni in condizioni più che soddisfacenti).
  • In secondo luogo per evitare che essi stessi possano allargare il contagio, tentando così di ridurre la presenza di questa grave malattia nel nostro territorio.

Sempre a tale scopo, a costo di annoiare chi legge, suggerisco ancora di castrare i gatti maschi e sterilizzare le femmine: oltre ad un responsabile controllo delle nascite, questa pratica può contribuire a ridurre le possibilità di contagio di queste malattie nella popolazione felina.

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Anche il FeLV (Feline Leukemia Virus) appartiene infatti, così come il FIV, alla grande famiglia dei Retrovirus.

Il FeLV favorisce, abbassando le difese immunitarie del gatto ospite, molte malattie croniche; in più, esso stesso può essere causa di diversi tipi di tumore.

La trasmissione da gatto a gatto può avvenire in diversi modi, particolarmente attraverso la condivisone delle ciotole, il leccamento reciproco, attraverso ferite da morso, durante l’accoppiamento. E’ peraltro possibile anche la trasmissione transplacentare dalla mamma ai cuccioli.

Sembra che i gatti giovani siano maggiormente suscettibili al contagio.

Una volta che il virus è entrato nell’organismo comincia a replicarsi e a circolare nel sangue (fase “viremica”).
Una percentuale di gatti “fortunati” riesce a produrre una difesa immunitaria efficace che limita l’iniziale diffusione del virus nell’organismo e riesce ad eliminarlo completamente.
Quando invece le difese immunitarie non riescono a contenere la diffusione del virus si ha, come già detto, la fase viremica, in cui il virus circola nell’organismo e si localizza in alcuni organi.
A questo punto esistono diverse possibilità:
Il gatto può andare incontro ad una fase di “viremia transitoria”. Di solito questa fase dura mediamente 4-6 settimane. In questa fase alcuni animali riescono comunque a neutralizzare il virus e ad eliminarlo completamente dall’organismo.
Di solito dopo la terza settimana di viremia il virus si localizza nel midollo osseo e “aggredisce” i precursori delle cellule che circolano nel sangue, riuscendo a “nascondere” le informazioni necessarie per la sua moltiplicazione nelle cellule stesse. Anche se è ancora possibile che le difese immunitarie del gatto riescano a eliminare il virus che circola nel sangue (portando così a termine la viremia), una volta che il midollo è stato parassitato il virus non potrà mai essere completamente eliminato dall’organismo, perchè le informazioni per la sua riproduzione (“replicazione”) saranno contenute nelle stesse cellule del gatto.

I gatti che hanno superato la fase viremica e che quindi non hanno più virus circolante nel sangue, ma in cui il virus è comunque arrivato al midollo osseo, sono in una fase cosiddetta “latente” dell’infezione. Le infezioni “latenti” possono diciamo “riaccendersi” (cioè il virus torna a moltiplicarsi e ad essere presente nel sangue) spontaneamente in seguito all’abbassamento delle difese immunitarie o in seguito a trattamenti cortisonici prolungati. Anche la gravidanza rappresenta una possibile causa di nuova fase “viremica” in quelle gatte che erano in fase di infezione latente.
Si è comunque visto che più si allunga il periodo di latenza, minori sono le probabilità che il virus si “riattivi”.

Quando invece la fase di iniziale viremia dura più di 16 settimane e il sistema immunitario del gatto non è in grado di reagire si parla di “fase viremica persistente”. Di solito animali molto giovani o immunodepressi vanno incontro a questa evoluzione. La persistenza del virus nel sangue si associa alle malattie causate dal FeLV e gli animali con viremia persistente hanno una sopravvivenza media di circa tre anni.

La fase viremica iniziale è di solito associata a sintomi variabili e aspecifici, come febbre, aumento di volume dei linfonodi, diarrea, abbattimento.
Quando la viremia è persistente si possono avere invece frequentemente tumori, in particolare linfomi (cioè tumori che originano dal tessuto linfoide e che a loro volta possono avere diverse localizzazioni). Altre patologie causate dal FeLV sono anemia, leucopenia (diminuzione dei globuli bianchi nel sangue), leucemie (aumento di natura tumorale delle cellule bianche del sangue), stomatite/gengivite, infezioni ricorrenti sulla cute, intestinali, respiratorie (da forme di rinotracheite croniche a bronchiti e bronco-polmoniti), urinarie (cistiti croniche, glomeruloneofriti ), alterazioni del sistema neurologico sia periferico (problemi di deambulazione, difficoltà di urinazione e defecazione, …) che centrale (cecità, differenza nel diametro delle due pupille, vocalizzi, cambiamenti di carattere e comportamento, …)

Come si diagnostica

Nelle fasi viremiche (cioè sempre nelle infezioni “persistenti” e all’inizio nelle forme “latenti”) si ricerca il virus (o meglio alcune sue parti) libero nel sangue, oppure associato ad alcune cellule (sempre nel sangue).

Nella forme di infezione “latente” purtroppo questi test possono dare un risultato negativo, perchè, come detto precedentemente, il virus non circola più, ma si “nasconde” nelle cellule progenitrici del midollo osseo. In questa fase può essere utile un altro esame, la PCR, che però spesso viene eseguita sul midollo osseo stesso e la cui esecuzione richiede pertanto che il gatto sia in anestesia.
Quando si ricerca il virus libero nel sangue (il test più diffuso), un solo risultato positivo non basta per dire che un animale è malato; infatti il gatto potrebbe essere nella fase iniziale di replicazione del virus, oppure potrebbe essere in una fase viremica “transitoria” che potrebbe a sua volta portare ad una successiva latenza quando non ad una completa negativizzazione. Per tale motivo in questi casi il test andrebbe ripetuto dopo 6-8 settimane. Nei casi dubbi può essere utile associare un altro test, l’immunofluorescenza, in modo da ottenere, mediante l’interpolazione dei risultati, un quadro più completo sull’evoluzione della malattia.
Proprio perchè un’infezione latente può sfuggire ai test, qualsiasi animale malato che abbia un quadro clinico compatibile con questa malattia dovrebbe essere sottoposto al test anche se già precedentemente testato con esito negativo.

Come si cura

Per quanto riguarda la terapia restano salde le raccomandazioni già ricordate per il FIV:
I gatti infetti (sia in fase latente che in fase di viremia persistente) dovrebbero evitare l’esposizione ad altre malattie e qualsiasi forma di stress. Qualsiasi malattia (secondaria o meno all’infezione) dovrebbe essere diagnosticata quanto più precocemente possibile ( e per questo sono indispensabili controlli frequenti dal veterinario e l’attenzione del proprietario) e trattata in maniera aggressiva.
A tutt’oggi non esiste una terapia antivirale di sicura efficacia e, come per il FIV, vengono messi in atto tentativi terapeutici con lo scopo di tenere sotto controllo l’infezione con protocolli a base di interferoni, AZT e immunomodulatori

A differenza del FIV per il FeLV esiste un vaccino.

Tale vaccino non ha alcun effetto protettivo sui gatti che sono già infetti, per cui sarebbe sempre raccomandabile effettuare il test prima di procedere alla vaccinazione.
Va aggiunto che la vaccinazione del gatto non è scevra da potenziali effetti collaterali, per cui andrebbe riservata agli animali che sono realmente a rischio di infezione.

Il vaccino è efficace, ma non copre il gatto al 100%. Ciò significa che esiste una seppur bassa probabilità che un gatto vaccinato che vive in un ambiente in cui il virus è molto diffuso e che ha possibilità di contatto con esso (gatto maschio non castrato che combatte per il territorio oppure gatta femmina non sterilizzata libera di accoppiarsi con gatti potenzialmente infetti) contragga l’infezione.
L’unica via di sicura prevenzione resta pertanto evitare il contatto del proprio animale con gatti infetti e a tale scopo la castrazione dei gatti maschi e la sterilizzazione delle femmine può rappresentare un ausilio.

FONTE: www.veterinariagiustiniana.com

Biancaneve e la sua dolcezza

venerdì 20 marzo 2009

Eccomi di nuovo a raccontarvi un angolo dell'arca...lei la tenerissima breton..lei che aveva gia vissuto l'abbandono, la fame, la paura di essere sola nella giungla umana, lei che chiedeva aiuto con gli occhi dell'innocenza...il suo destino si era fermato per una breva pausa presso un cortiletto di Tor San Lorenzo...qualcuno intenerito le ha dato cibo ed una carezza...ma il fato infame non l'ha lasciata in pace...dei diavoli mascherati da uomini, vedendola bella e giovane con la prole giocosa che la seguiva alla scoperta del mondo nuovo...ha pensato bene di strapparle i figlioletti per regalarli agli inferni piu buii, la piccola mammina in difesa del suo amore grande, ha dovuto piegarsi davanti ai calci e alla cattiveria umana...portata subito in clinica veterinaria ha riportato la lesione della milza e della vescica con conseguenze quasi mortali....

Ora la piccola Biancaneve vive serena a casa Arca, avendo infinite cure ed amore estremo, le sembra un sogno.. questo lei mi fa capire quando mi guarda innamorata, e mi ringrazia per amarla tanto...ad aprile sarà sterilizzata, il suo stato di salute ogni giorno migliora a vista d'occhio, e ciò che io vi chiedo...con tutte le mie forze.....aprite le vostre porte...mamme umane aiutatemi a costruirle un futuro dignitoso!

Biancaneve sarà la vostra emozione e la voglia di credere che l'amore è la goccia di luce che illumina il mondo intero.....

Il pericolo zecche

domenica 15 marzo 2009

Le zecche possono trasmettere delle gravi malattie infettive, sia ai cani che a noi. Non sempre i sintomi sono evidenti, ma la diagnosi precoce è senza dubbio importantissima.

Per svelare la presenza della malattia, basta sottoporre il cane ad un piccolo TEST.

1 UNICO TEST PER ZECCHE E FILARIOSI:

Bastano 3 gocce di sangue e 7 minuti di pazienza!

Le Rickettsie sono piccoli microrganismi, coccoidi o coccobacillari, con dimensioni poco maggiori dei grandi virus. Non hanno vita libera, ma sono parassiti endocellulari obbligati, caratterizzati da uno spiccato polimorfismo: possono presentarsi sia in forme isolate sia in brevi catenelle. Vivono nell'intestino di artropodi ematofagi (fra cui le zecche) per i quali, generalmente, non risultano patogene. La specie umana ed altri animali, invece, possono ammalarsi in seguito alla puntura di questi insetti vettori, che costituiscono il serbatoio naturale della malattia. La loro posizione tassonomica, però, risulta ancora incerta, in quanto le loro dimensioni le rendono affini ai virus, mentre la sensibilità ad alcuni antibiotici le fanno classificare fra i batteri. La Rickettsiosi canina, causata da Rickettsia rickettsii, è una diffusa malattia infettiva, praticamente cosmopolita. In Italia, però, le zone più colpite sono la Liguria e le grandi isole, ambienti caldo-umidi assai favorevoli allo sviluppo delle zecche. Tale patologia, anche detta «Febbre Maculosa» o «Bottonosa delle Montagne Rocciose», viene trasmessa al cane attraverso il morso di una zecca infetta, appartenente al genere Rhipicephalus sanguineus. Dopo una incubazione di 1-3 settimane, l'infezione può manifestarsi clinicamente in forma acuta, subclinica o cronica, ma è difficile distinguere le varie fasi sulla sola base clinica.

Segni clinici

I più comuni segni clinici sono rappresentati da depressione ed anoressia, perdita di peso, mucose pallide, febbre, tendenza alle emorragie (petecchie, ecchimosi, epistassi), linfoadenopatia e splenomegalia, zoppia associata a dolore articolare. Tuttavia, la gravità della malattia sembra relativa alla sensibilità della razza, all'età ed all'immunocompetenza dell'ospite: infatti, generalmente, le infezioni croniche da Rickettsie si rivelano più gravi nel Dobermann e nel Pastore Tedesco.

Diagnosi

Il sistema diagnostico clinicamente più utile ed affidabile per formulare diagnosi di Rickettsiosi è rappresentato dai test sierologici, che si basano sull'analisi della presenza di anticorpi contro Rickettsia nel siero di sangue. Fra tutti, quello dell'immunofluorescenza indiretta è il più comunemente usato.

Trattamento

Il primo passo comprende un'attenta valutazione clinico-patologica, al fine di riconoscere le complicazioni multiorganiche infiammatorie. Successivamente, si procede con la somministrazione di farmaci antimicrobici, quali Doxiciclina o Imidocarb.

Epidemiologia e Profilassi

La prevenzione consiste nel tenere sotto controllo l'infestazione di zecche, utilizzando sul cane e nell'ambiente validi prodotti antiparassitari.

A cura della Dr.ssa Maurizia Pallante

FONTE: www.vet-in-time.it

Botticelle romane, fa discutere il nuovo regolamento comunale

domenica 8 marzo 2009

Cirinnà (Pd): «Sindaco e Ministro mostrano totale disinteresse per gli animali»

ROMA

Giro di vite per le cosiddette "botticelle", le carrozze trainate dai cavalli che portano i turisti a spasso per il centro della capitale. Le nuove regole, annunciate ieri dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno e dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, prevedono un aumento del numero delle visite veterinario a cui devono essere sottoposti i cavalli, l’applicazione del microchip di identificazione a tutti gli animali, la predisposizione di un servizio di pronto soccorso, l’introduzione di due aree di sosta, una a Villa Borghese e l’altra nei pressi del Circo Massimo e la definizione di percorsi standard.
Il Campidoglio ha deciso anche che le antiche scuderie dei vecchi macelli di Testaccio saranno chiuse e i cavalli troveranno spazio presso nuove strutture che saranno realizzate a Villa Borghese, con una spesa di 500mila euro complessivi. Il tutto è contenuto in una delibera che, ha annunciato Alemanno, sarà approvata in giunta la settimana prossima e che dovrà ottenere il via libera del Consiglio comunale entro una ventina di giorni.

Tra le novità anche la possibilità per i vetturini di convertire la propria licenza in quella di tassista oppure di richiedere l’abilitazione per condurre una carrozza elettrica. Si tratta di una vettura, ha spiegato l’assessore all’Ambiente, Fabio De Lillo, che veniva utilizzata all’inizio del ’900 e che potrebbe tornare sulle strade tra un mese. Il Campidoglio, infatti, ha già commissionato la realizzazione di un prototipo. Ma alla fine di marzo sarà disponibile il primo e nell’arco di qualche mese ne arriveranno altri. «Si tratta di una sperimentazione - ha precisato Alemanno - vogliamo vedere se il nuovo servizio attecchisce. In questo caso saranno gli stessi vetturini a chiedere di passare a questa formula. Anche le nuove regole - ha puntualizzato - rappresentano una sperimentazione. se non dovessero funzionare interverremo con un’ulteriore e definitivo giro di vite».

Ogni vetturino dovrà disporre di due cavalli o perderà la licenza
Secondo le nuove regole introdotte dal Campidoglio ciascun cavallo dovrà essere sottoposto ad almeno quattro visite di controllo all’anno, una delle quali sarà, più approfondita, prevederà almeno due radiografie per zampa. I vetturini dovranno essere dotati di un registro con l’orario in cui hanno iniziato il servizio e dove dovranno registrare le pause. Gli orari, ha precitato De Lillo, rimarranno inalterati: rimane lo stop obbligatorio al servizio nella fascia compresa tra le 13 e le 17. Sulle carrozze saranno montati pannelli rifrangenti e il cavallo potrà seguire esclusivamente dei percorsi standard, che sono ancora in fase di definizione. Sicuramente, però, ha puntualizzato l’assessore, non conterranno tratti in salita o in discesa.

Per quanto riguarda le licenze, l’intenzione del Campidoglio è quella di ridurre progressivamente il numero delle "botticelle" in circolazione. Per questo gli uffici del Comune stanno studiando la possibilità di convertire la licenza di trazione animale a licenza per il taxi. Per i vetturini, invece, che amano la sperimentazione, è disponibile la possibilità di provare a convertire il servizio con l’impiego delle nuove carrozze a motore, che saranno disponibili nell’arco di qualche mese. All’esterno, ha spiegato De Lillo, appariranno come antiche carrozze, ma all’interno saranno fornite di ogni comfort per il turista, inclusa una dotazione di strumenti audio-video per raccontare i monumenti della città. Chi farà questa scelta, ha spiegato Alemanno, potrà continuare a condurre la "botticella" nei parchi e, sempre lungo i percorsi prestabiliti, nei fine settimana e nei festivi.

La delibera, ha però precisato il sindaco, prevederà che ogni vetturino debba disporre di due cavalli. Chi non sarà in regola con questo requisito perderà la licenza. Le scuderie dei vecchi macelli di Testaccio, che attualmente ospitano i cavalli, saranno dismesse e affidate all’Accademia di Belle Arti. A Villa Borghese, invece, nasceranno le nuove scuderie. Per i cavalli che non saranno più in grado di portare avanti il lavoro, ha poi annunciato il Campidoglio, si apriranno le porte di alcune strutture del Corpo Forestale dello Stato, che si è reso disponibile ad accoglierli.

Cirinnà (Pd): «Sindaco e Ministro mostrano totale disinteresse per gli animali»
«Sono davvero addolorata per quanto accaduto. Dopo annunci eclatanti ed in parte risolutivi in merito alla dolorosa questione delle botticelle a Roma, il Campidoglio ha dovuto fare una precipitosa retromarcia a causa delle pressioni lobbistiche interne della maggioranza ed in particolare di An». Lo ha detto Monica Cirinnà, consigliere Pd al Comune di Roma.

«Il comportamento assunto dal sindaco e dal suo assessore che hanno dimostrato con il nuovo regolamento sulle botticelle un totale disinteresse nei confronti degli animali accettando imposizioni da parte di una piccola lobby politicizzata invece di dare risposte serie e concrete alle tante istanze avanzate in questi mesi da associazioni e cittadini».

«Entrando nel merito dal nuovo regolamento - ha aggiunto - si evince che: nei sette percorsi individuati in realtà vengono ricomprese tutte le strade oggi percorse dalle carrozze; delle zone di sosta ombreggiate ’non c’è nè nemmeno l’ombrà visto che si punta a prevedere la partenza dei percorsi nelle piazze centrali della città come piazza Navona e piazza di Spagna dove è difficile ipotizzare l’istallazione di strutture idonee ad ospitare i cavalli nei momenti di pausa; per il resto assistiamo ad un vero manifesto di intenti, tra auspicate riduzioni di licenze e corsi formazione inesistenti, progetti di scuderie campati in aria e garanzie vane di pronto soccorso h24. L’unico dato tuttora certo - ha concluso - è la completa scomparsa dell’ipotesi di svolgere l’attività all’interno delle Ville Storiche, ipotesi che avrebbe garantito, almeno in parte, la salvaguardia dei cavalli».

FONTE: La Zampa.it

Botticelle parte 1°

Sottosegretario Martini presenta alla stampa l'Ordinanza per la tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani

mercoledì 4 marzo 2009

L'ORDINANZA NEL DETTAGLIO:

Eliminata la “black list”
La nuova ordinanza reca sostanziali novità rispetto a quelle proposte dai ministri precedenti. in particolare è stato eliminato l’allegato a riportante un elenco senza riferimento scientifico in letteratura di medicina veterinaria di razze “pericolose”, in quanto non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane in base alla loro razza o loro incroci.

Introdotta la responsabilita civile e penale dei proprietari
Ai fini della prevenzione del rischio di aggressione da parte di cani è stato attribuito un ruolo fondamentale alla responsabilità dei proprietari.
Il proprietario di un cane, infatti, è sempre responsabile del benessere e del controllo del proprio animale, pertanto risponde sia civilmente, che penalmente dei danni o lesioni che questi arreca a persone, animali o cose.
Nota:
La Suprema Corte di Cassazione – sezione IV penale con sentenza 3 aprile – 8 settembre 2008, n. 34765 ha affermato che: in caso di lesioni cagionate dall’aggressione di un cane, nella fattispecie di grossa taglia, affidato dal proprietario ad un terzo (nel caso di specie la moglie) non in grado di controllare l’animale e quindi di impedire l’evento lesivo, deve riconoscersi la concorrente responsabilità del proprietario non in virtù di una responsabilità oggettiva bensì in ragione degli obblighi che per lui derivano dalla posizione di garanzia collegata al fatto di essere lui solo la persona che dispone dell’animale e che può controllarne le reazioni.

Obbligo di utilizzo del guinzaglio in ogni luogo
Viene introdotto per la prima volta l’obbligo di utilizzare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a mt. 1,50 per i cani condotti nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico - fatte salve le aree per cani individuate dai comuni - e di avere sempre con sé la museruola (rigida o morbida) da applicare in caso di potenziale pericolo, nonché l’obbligo di affidare il proprio animale solo a persone in grado di gestirlo. Il proprietario ed il detentore devono, inoltre, assumere informazioni sulle caratteristiche fisiche ed etologiche dei cani e sulle normative in vigore.

Percorsi formativi per i proprietari di cani
Per favorire la formazione e l’acquisizione di adeguate cognizioni sulla corretta detenzione di un cane e ai fini della prevenzione di danni o lesioni ad altri, i comuni congiuntamente con i servizi veterinari delle asl, avvalendosi anche degli ordini professionali dei medici veterinari, delle associazioni di medici veterinari, delle facoltà di medicina veterinaria e delle associazioni di protezione degli animali, devono mettere a disposizione dei percorsi formativi per i proprietari di cani. tali percorsi formativi, con rilascio di specifica attestazione denominata patentino divengono obbligatori per i proprietari di “cani impegnativi” identificati a livello territoriale.

Registro dei cani morsicatori e con problemi di comportamento a cura delle ASL
I servizi veterinari, nel caso in cui rilevino un rischio, stabiliscono le misure di prevenzione e la necessità di eventuali interventi terapeutici comportamentali cui devono essere sottoposti i “cani impegnativi” e tengono un registro aggiornato di tali soggetti.

Ruolo dei medici veterinari libero professionisti
Per la prima volta in italia viene conferito un ruolo anche ai medici veterinari libero professionisti in materia di prevenzione. a loro infatti spetta l’informazione dei proprietari di cani che transitano dalle loro strutture rispetto alla possibilità o alla necessità di conseguire “il patentino”. inoltre vengono posti in rete con i servizi veterinari pubblici al fine di segnalare situazioni a rischio a tutela della salute pubblica.

Assicurazione obbligatoria di responsabilità civile per cani iscritti nel registro
I proprietari dei cani iscritti nel registro devono obbligatoriamente stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile e applicare contestualmente guinzaglio e museruola al proprio animale quando si trovano in aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico.

Obbligo della raccolta delle feci
E' fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse.

Altri divieti
Confermato il divieto di addestramento inteso ad esaltare l’aggressività dei cani, le operazioni di selezione ed incrocio tese allo stesso fine, la pratica del doping, gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia dell’animale (recisione delle corde vocali, taglio delle orecchie e taglio della coda), fatto salvi gli interventi curativi certificati dal medico veterinario.

Redazione Ministerosalute.it - 3 marzo 2009

FONTE:
www.ministerosalute.it

Bimbi e cani, vademecum del Ministero della Salute

Ma anche semplici regole per gli adulti

ROMA

Il cane comunica con la coda, le orecchie, lo sguardo, la postura e i vocalizzi. Con ogni suo gesto esprime qualcosa. Non conosce il significato delle parole e può interpretare i gesti e il comportamento dei bambini in modo diverso.
Il ministero del Welfare fornisce alcuni semplici consigli rivolti ai bambini per imparare a comunicare con il cane e per diventare amici.

Ecco le regole, dettate come se fosse l’animale a parlare al piccolo padrone:

1 . Rispettami, parlami in modo calmo, lasciati annusare, accarezzami dolcemente. Non tirarmi la coda o le orecchie.
2. Non disturbarmi mentre sto mangiando, quando sono legato o quando sono con i miei cuccioli. Ricorda che quando sono nella macchina del mio proprietario, non voglio che nessuno si avvicini.
3. Evita di guardarmi dritto negli occhi se non mi conosci perché potrei sentirmi minacciato e reagire in modo scortese.
4. Se mi sto azzuffando con altri cani non provare a separarci, ce la sbrighiamo da soli.
5. Chiedi il permesso al mio proprietario prima di accarezzarmi.
6. Se voglio un oggetto che hai in mano (gioco, biscotti), lascialo. Resta immobile e attendi che mi allontani.
7. Prima di accarezzarmi, chiamami con il mio nome; se non mi avvicino lasciami in pace, ho altro per la testa.
8. Quando ringhio o mostro i denti nel momento in cui mi accarezzi, sarà meglio per te che avverti un adulto. Ma soprattutto non disturbarmi e allontanati con calma senza correre.
9. Infine, quando corro verso di te fermati anche se sei spaventato, porta le braccia lungo il corpo e guarda per aria rimanendo in silenzio, altrimenti mi verrà voglia di rincorrerti.

Anche per gli adulti le indicazioni per prevenire aggressioni

Anche gli adulti, se non sanno come approcciarsi correttamente a un cane, possono rischiare un morso. E sono comunque i soli a poter prevenire aggressioni nei confronti dei bambini. Ecco dunque le regole che valgono per i più grandi:

1. Un adulto deve sempre vigilare in modo attivo sull’interazione tra cani e bambini.
2. Gli adulti devono considerare con serietà ogni segno di disagio o aggressività e chiedere aiuto a un medico veterinario comportamentalista.
3. Non sottovalutare mai i segnali di minaccia: il ringhio è il primo e il più frequente di questi segnali. In caso, chiedere aiuto allo specialista.
4. Quando invitiamo persone ospiti in casa nostra, assicuriamoci di controllare adeguatamente il nostro cane.
5. Se il nostro cane è di temperamento territoriale o "guardiano" non lasciare mai le porte socchiuse né per uscire sul pianerottolo né per uscire dal giardino.
6. Se sulla strada si sta avvicinando un cane minaccioso, fermarsi e restare immobili senza guardarlo né parlargli.
7. Non mettere le mani nei cancelli o nelle auto se dentro c’è un cane, anche se sembra dormire o guardarci con scarso interesse.

FONTE: La Zampa.it

Botticelle: centro vietato in settimana.

giovedì 26 febbraio 2009

AI VETTURINI LICENZE PER AUTO ELETTRICHE

Roma

Non è una rivoluzione ma poco ci manca. Il Comune ha finalmente ridefinito il regolamento per le botticelle romane. Le novità dovevano essere ufficializzate già oggi ma il Campidoglio ha preferito rinviare la conferenza stampa. Il piano, a parte alcune limature dell’ultim’ora, è comunque fatto. Eccolo: nei giorni feriali, quando il traffico nel centro storico è insostenibile per la salute e la sicurezza degli animali, i cavalli potranno trainare le carrozzelle turistiche soltanto in percorsi speciali all’interno di Ville e parchi romani. Alle botticelle quindi sarà consentito di circolare nelle strade soltanto il sabato e la domenica. Ai vetturini, però, il Comune offre una seconda licenza per guidare auto d’epoca elettriche, con le quali effettuare i giri turistici, dal lunedì al venerdì. Inoltre è previsto anche il trasloco delle stalle: i vetturini dovranno abbandonare il Mattatoio di Testaccio (occupato abusivamente molti anni fa) e troveranno posto con ogni probabilità a Villa Borghese.

Proprio ieri si è registrato l’intervento del sottosegretario alla presidenza con delega al Turismo Michela Brambilla contro la scandalosa situazione delle botticelle romane: cavalli che trascinano faticosamente le carrozzelle intrappolati nel traffico tra pullman e motorini che li sfiorano; mezzi antichi e ingombranti che intralciano il già balbettante trasporto pubblico; stalle abusive e malridotte, e infine le piazze che tutto il mondo ci invidia invase dal cattivo odore della pipì dei cavalli. Tutto per il divertimento di qualche turista e soprattutto per ingrossare il portafogli di una quarantina di vetturini che in nome di una tradizione, tanto affascinante quanto fuori moda, pretendono di far sopravvivere un'immagine di quella Roma che ormai non esiste più. E lo fanno sulla pelle dei cavalli. E il bilancio degli ultimi mesi ne è la prova: oltre ad una valanga di multe ai vetturini per il mancato rispetto del regolamento comunale, due cavalli sono morti nel traffico della capitale, uno svenuto a piazza Navona sotto gli occhi di centinaia di persone e un altro in condizioni disperate mentre affrontava la salita di via Veneto.

«I tempi sono maturi per abolire situazioni anacronistiche come il giro in carrozzella con i cavalli costretti a camminare sull’asfalto» ha detto la Brambilla a margine della presentazione di una legge quadro per la tutela degli animali da compagnia.
E ormai sembra che il Comune, insieme al sottosegretario alla Salute Francesca Martini, abbia trovato la soluzione anche se ieri il sindaco Gianni Alemanno ha preso ancora tempo. Scartate le ipotesi velleitarie di percorsi protetti nella città (tipo le preferenziali degli autobus) e quella del motore elettrico da installare sulle botticelle per aiutare i cavalli, il piano prevede una doppia licenza e un calendario. Le botticelle, insomma, potranno circolare durante la settimana solo nei parchi di Roma mentre nel weekend, quando il traffico è decisamente alleggerito, potranno lavorare nel centro storico. In cambio ai vetturini sarà concessa anche un’altra licenza per condurre auto d’epoca a motore elettrico con le quali effettuare i giri turistici.

La soluzione, così come è trapelata dal Campidoglio, ha raccolto un coro di consensi. «Se la soluzione sarà realmente quella di concedere ai vetturini una doppia licenza - dice l’assessore provinciale allo Sport e Turismo, Patrizia Prestipino - mi auguro che la Giunta o il Consiglio comunale la approvino senza riserva». Soddisfatto anche l’Ente nazionale protezione Animali: «Sosteniamo in pieno la scelta di sostituire le botticelle con auto d'epoca - commenta Claudio Locuratolo presidente dell'Enpa di Roma - E’ una scelta di civiltà degna della Città Eterna». Ma i quaranta vetturini, ed alcuni consiglieri comunali del Pdl che li sostengono, annunciano battaglia.

di Davide Desario

FONTE: Il Messaggero.it